APPUNTI

tabularasa", n° 1 - 15 Febbraio 1990

Non è importante ...

 

Non è importante la vita. Importante è ciò che si fa della vita.

 

Beppe Niccolai

postato su Internet

"Principi a cui resto fedele":

«Sono politicamente un nullatenente. Non ho alcuno strumento di pressione che possa piegare alla bontà delle mie tesi l'opinione pubblica. Non sono in grado di distribuire nemmeno il più insignificante posticino. Io posso solo invocare chiarezza, parlare con lealtà, appellarmi al cuore e all'animo dei miei concittadini».

 

Beppe Niccolai

Da "il Machiavelli" numero 4 - anno XXII - Aprile 1975

postato su Internet

Quando la memoria è dispersa ...

 

«Quando la memoria è dispersa, gli individui non si sentono più legati fra loro, perché fra loro non c’è più nulla in comune. E la società muore. Ce la faremo? Occorre, comunque, pensare che quando il tempo a venire si stupirà delle nostre disfatte, i nostri bisnipoti sappiano che «alcuni» rifiutarono di gettare le armi e di alzare le braccia. Lottarono»…

 

Beppe Niccolai

da "Donne Socialiste Nazionali" - "la nostra memoria"

http://donnesocialistenazionali.wordpress.com/la-nostra-memoria/

postato su Internet

Questa Italia ...

 

«Questa Italia non ci piace e forse neppure ci appartiene, ma è pur sempre la nostra madre e la dobbiamo amare comunque, anche se è diventata una prostituta»

 

Beppe Niccolai

Lui Mussolini nel giudizio di mille personaggi internazionali",
E.R.G.A., Genova, 1984

 

Mussolini

 

«Pretendere di costruire dimenticando e diffamando Mussolini è parso, a 37 anni dalla sua morte, più che un assurdo storico un errore fatale. Per andare avanti occorre prima capire Mussolini altrimenti tutto ristagna.

Ed ecco la fioritura di studi intorno alla sua persona e alla sua vicenda. E non c'è solo studio: c'è passione storica che investe soprattutto coloro che di Mussolini si sono detti avversari di sempre.

Certo è che il destino italiano, la dignità italiana sono legali -piaccia o no- al nome di Mussolini.

II prestigio che l'Italia aveva nel ventennio mussoliniano riacquistato in tutto il mondo, resta un fatto moderno di indiscutibile importanza. Accanto alle nostre vetuste e intramontabili glorie da museo, l'essere intervenuti da protagonisti nella storia mondiale della prima metà del secolo XX finirà un giorno per renderci più di quello che finora ci è costato.

II vanto di avere affrontato per primi il problema comunista, dì averlo temporaneamente risolto in casa nostra e di aver tenuto duro sul piano internazionale sino a che altri, più forti di noi, capissero quale pericolo stava minacciando le basi stesse del vivere civile e si decidessero ad assumere la guida della resistenza anti-bolscevica, appartiene all'Italia».

 

Beppe Niccolai (1982) *

* inviato da Andrea Biscàro (TO) http://www.ricercando.info

"L’Eco della Versilia", n° 1 Anno XIX 28 Febbraio 1990

 

Denunciare

 

(...) Denunciare i nemici mortali che sono dentro di noi: la partitocrazia che genera professionismo politico contro la militanza; la casta contro l’impegno morale; la burocratizzazione; la corte e i cortigiani; la tendenza a ridurre il partito periferico ad un rete di piazzisti del voto, e che conduce ad una selezione verticistica della classe dirigente secondo le fedeltà, non alle linee ideali, ma alle persone che hanno il potere.

 

Beppe Niccolai

"L’Eco della Versilia", n° 7-8-9 Anno XIX 31 Dicembre 1990

 

I dibattiti

 

(...) I dibattiti hanno un senso se riescono a creare "inquietudine"; se lasciano un segno "dentro"; se riescono a far pensare. Se sono accademici, se scorrono lungo il filo della retorica, possono sorprendere, ubriacare, lì per lì, ma non fanno maturare, non fanno crescere. Solo il dibattito inquieto, crea, suscita, provoca la voglia di parlare, di chiarire, di confrontarsi. Diventa sangue, diventa rapporto umano, diventa amicizia se si concorda, rispetto se si è in disaccordo. Ma si diventa tutti migliori. Perchè? Perchè ci si è misurati sul pensiero e la vera dignità dell’uomo, consiste nel pensare. Quindi la prima regola è di portarsi fuori dagli «steccati», dalle varie caserme che ci siamo un po’ tutti date, avendo come nemici il conformismo, il burocraticismo, l’assistenzialismo. Non è vero che siamo in una società pluralistica perchè ci sono tanti partiti. Non è vero: il sistema è un tutto unico. È come una piovra. Ci sono i tentacoli, ma la testa è unica. Sentire e praticare il gusto di parlarsi. Fino in fondo. Con sincerità

 

Beppe Niccolai

"L’Eco della Versilia", n° 1 Anno XX 15 Febbraio 1991

 

Come servire l'Italia?

 

(...) Come servire l’Italia? Con quale scelta immediata? Quale strategia? Ci siamo sforzati di uscire dal proprio amoreggiato microcosmo? Per affrontare una serie di obiettivi concreti da risolvere? Le soluzioni che ci stavano a cuore: abbiamo tentato la tessitura di convergenze per vederle realizzate? Quando saltano su gli interrogativi: che fare? Quando gli equilibri, per il mutare delle circostanze, saltano, mutano, si ha la lacerazione, se l’ambiente non è più abituato a ragionare in termini politici. Quale la possibile espansione? E come? Domande mai fatte.

Beppe Niccolai

"L’Eco della Versilia", n° 5 Anno XVIII 15 Luglio 1989

 

Essere e rendersi capaci ...

 

(...) Essere e rendersi capaci, con il disegno culturale, di cui dovremo dotarci, di costruire politica, puntando a mettere in movimento forze capaci, a loro volta, di modificare le situazioni, di produrre cambiamenti, a nostro favore, e nell’interesse del popolo italiano.

 

Beppe Niccolai

"L’Eco della Versilia", n° 5 Anno XVIII 15 Luglio 1989

 

Siamo «oltre» ...

(...) Siamo «oltre», si afferma, siamo l'«unica opposizione», siamo «l’alternativa al sistema». Ma nei comportamenti, nei fatti, nella simbologia, siamo «destra». Una destra, bisogna dírlo che, per volontà di tutti (destra prudente e plaudente) che ha avuto dentro la più alta percentuale di massoni e di uomini dei Servizi; rischiando di annoverare nelle sue file Michele Sindona. Abbiamo, nel momento più acuto dei nostro smarrimento culturale e della nostra emarginazione nella opinione pubblica, in contemporanea al miglior successo nel Palazzo (il 1972 che piace tanto agli amici di "Destra in Movimento"), abbiamo, dicevo, allungato il nostro nome MSI, MSI-DN, MSI-DN-Costituente di destra, perdendo via via di significanza. Il che faceva dire ad Adriano Romualdi, alla domanda perché la contestazione aveva finito per incanalarsí sui binari dei marxismo, «perché dall'altra parte non esiste più nulla, c'è una destra fossilizzata nelle trincee di retroguardia del patriottismo borghese, incapace di agitare il grande mito di domani, il mito dell'Europa; una destra seppellita sotto un cumulo di qualunquismo borghese.

 

Beppe Niccolai
XV Congresso Nazionale MSI, Sorrento 10 - 13 dicembre 1987

"L’Eco della Versilia", n° 6 Anno XX 31 Ottobre 1991

 

... a destra della DC ...

 

 (... ) Mettersi alla destra della DC, è consentire, alla DC, di chiamarsi lei, popolare.

 

Beppe Niccolai

Spoleto 1 Ottobre 1988

"tabularasa", n° 1 Anno 3 , 31 gennaio 1994

 

Chi, come noi, crede ...

 

Chi, come noi, crede davvero che la fedeltà e la coerenza siano virtù inderogabili, non consiglierebbe mai ad un fascista di rinunciare ad esserlo; magari per la fragile ragione che l’antifascismo sta scomparendo.

Dimenticando la propria provenienza dal fascismo e dall’antifascismo, non nasce un’Italia migliore, ma nasce un’Italia smemorata che smette di odiare perchè ha smesso d’amare; ci si abbraccia all’avversario di ieri non per «conversione», ma per stanchezza.

 

Beppe Niccolai
(dai suoi appunti)

"il Pungolo", Anno III, n 1 (ottobre-novembre 2006)

 

Trasgressione

 

«Ci vuole la forza della TRASGRESSIONE che è in tutta la nostra storia»
 

Beppe Niccolai

"Avanguardia", n° 55 Gennaio 1990

 

La perestrojka

 

(...) La perestrojka missina richiede l’inferno. Nelle parole. Soprattutto nei comportamenti e nelle decisioni.

 

Beppe Niccolai

"Campobase 98", "Il manifesto di Campobase"

 

Lingue morte

 

«Qual è il progetto culturale che ci aiuta ad apprendere, con il pensiero, il nostro tempo? È possibile riconvertire le nostre radici nel nostro tempo, riportare il nostro tempo alle nostre radici? È possibile davanti allo stacco generazionale, alle scissioni di mentalità in atto, far sì che il tempo che viviamo, il tempo del post-moderno, possa recepire radici e modelli antichi? Non si rischia, non rispondendo, di non comprenderci più, di non intenderci più, di parlare lingue morte?»

 

Beppe Niccolai

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