L'ADDIO

Pietà

Beppe Niccolai

 

È difficile stare insieme. Manca la «religio», ciò che lega, che fa stare insieme. Il protagonismo narcisistico impazza. Ed è legato, questo sì, a fatti personali, anzi personalissimi. Per restare a galla, comunque sulla scena o su un suo pezzetto. A qualunque costo, contro il concorrente. A difesa del proprio «orticello». Si è pronti a tutti i salti, i più rapidi possibili, appena, consultate le cifre, si vede in pericolo il proprio seggio parlamentare, o viene a mancare l'incarico interno, per poter contare. La Sardegna insegna.

 

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È un momento difficile.

Anche perché gli strumenti che il Partito avrebbe per difendere la sua esistenza e la sua immagine, sono bloccati, non funzionano, anzi fanno danno. In testa i Gruppi parlamentari: paralizzati da anni, senza una guida politica, privi di fantasia, quando si muovono sono dolori. Ed i responsabili che si fanno promotori di nuove «leghe», perché non sono stati gratificati anche del seggio europeo, facendosi portatori di una politica che ricorda, nelle sue linee essenziali, il «programma di rinascita nazionale» di Licio Gelli.

La Comunità di base è l'ultima a sapere, o meglio non sa mai nulla. Costretta ad un solo ruolo: quello di piazzista del voto. Non basta il «genitore», ora anche le figlie hanno via libera nello scalare quei «seggi» già coperti dai «padri»; che da quei «seggi» hanno avuto tutto: riconoscimenti, onori, pensioni plurime, indennità, prebende varie. Non solo: gli eletti, in Italia e nel... Mondo, conservano tutto. Senza battere ciglio. Rivoluzionariamente. Le incompatibilità relegate ai peones di base.

Cresce una sola cultura: quella della rissa. Per il resto quale politica, quale strategia?

Direte: parole amare, parole che non lasciano possibilità di resurrezione. No. La resurrezione può venire. Ma ad una condizione: quella di avere il coraggio di dirci la verità. In faccia e fino in fondo. Facendoci male. Solo soffrendo, cari camerati, si può ricostruire là «religio» dello stare insieme.

Per credere date uno sguardo ad alcune lettere che, in altra parte del mensile, pubblichiamo, senza commento. Quell'ira, quello scoramento, quel sentimento del «dirsi addio». Ce lo sentiamo addosso. Come una lama che penetra. Anche se molte parole di quelle lettere risentono degli «insegnamenti» ricevuti dall'alto.

Chi scrive non si assolve. Si condanna. Anche perché sarebbe una mascalzonata prendersela con il solo Segretario. È generale il disincanto. Viene da lontano, checché ne dica Pisanò. Pietà, cari camerati, per gli Antenati, i Morti, il Passato, la Comunità. Senza pietà verso noi stessi. Non la meritiamo.

 

Beppe Niccolai