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"L’Eco della Versilia", n° 7-8-9 Anno XIX 31 Dicembre 1990

1985: Beppe Niccolai e le sue amare e attuali
Riflessioni

Beppe Niccolai

 

Quarant'anni fa il MSI si affacciava alla ribalta. Molta passione. Viveva di ricordi e di speranza. Non poteva tracciare, come oggi biIanci consuntivi. Non poteva rivolgersi alla riflessione, all'esperienza, al raziocinio. Diceva cose che sembravano spropositate, enormi, irrazionali.

Sembrava David contro Golia. E Golia era la forza, la ragione, la vittoria, l'antifascismo, la resistenza, il partigianismo, il fuoruscitismo. Che poi avesse vinto sull'Italia, non per l'Italia, non importava. Era logico che i suoi argomenti fossero validi, non i nostri.

A lui tutti gli applausi.

Dopo quarant'anni durante i quali il MSI ha saputo -ritengo- restare integro e ha saputo tenere alte le bandiere, senza mercanteggiare ... siamo dinanzi agli stessi problemi di fondo che si ponevano quarant'anni fa, nel morire di un regime e nell'affermarsi di un altro. Da lì occorre iniziare. Oggi i paragoni sono leciti e validi.

I «liberatori», quarant'anni fa, prevalsero su di noi in sede di scelta politica. Perché? Perché quarant'anni fa gli Italiani intesero valido, in sede di scelta, un certo paragone: fra la libertà nascente e la dittatura morente. Fra la democrazia restaurata e il totalitarismo abbattuto. Fra la guerra e la guerra civile perduta da noi, e la guerra civile vinta dai nostri interni ed esterni «liberatori».

Oggi il paragone deve essere fatto. Se vogliamo richiamarci -serenamente e onestamente- a quei discorsi, se vogliamo giudicare le cose d'Italia secondo verità. Il paragone deve essere fatto fra i punti di partenza e il punto di arrivo.

Oggi dobbiamo chiederci se l'antifascismo sia riuscito a dimostrare di avere un contenuto in questi quarant'anni: morale, sociale, politico. Un contenuto di Stato, di società, di Nazione.

Oggi, dopo quarant'anni dobbiamo chiederci se la restaurata democrazia abbia un contenuto, un significato educativo e formativo per le giovani generazioni.

Oggi dobbiamo chiederci se lo stato di diritto, che quarant’anni or sono fu contrapposto allo stato dittatoriale, rappresenti davvero la somma dei diritti e dei doveri per tutti i buoni Italiani.

Oggi dobbiamo chiederci, soprattutto, se il mondo del lavoro abbia trovato una sua rappresentatività, una sua autentica tutela.

Dobbiamo confrontare almeno le origini di questo regime ed i risultati ai quali è giunto: cosa resta in piedi dopo quarant'anni. Cosa resta delle illusioni, delle generose promesse, dei programmi che voglio ritenere siano stati quarant'anni fa, lanciati in buona fede?

Ricordate ciò che dicevano quarant'anni fa? Ricordate come si parlava allora delle rinate e restaurate libertà parlamentari? Di Montecitorio? Di Palazzo Madama? Sacri templi dedicati alla libertà, alla civiltà, al progresso?

Ricordate le generose illusioni sociali? Il mondo del lavoro, i suoi istituti? L’ecumenismo di allora, il pacifismo di allora? «Popoli di tutta la terra unitevi!». L’Oriente e l'Occidente si stringevano la mano!

Ricordate il giuramento solenne? Mai più guerre! Mai più conflitti! Mai più il ricorso alla violenza! Ricordate l'empito di speranze che nei giovani determinava il coraggio dei nuovi missionari?

Tutto ciò è divenuto oggi poltiglia, mercato, inganno, corruzione, mortificazione.

Dov'è andato lo spirito di crociata? Dove sono i crociati?

Che hai dato tu, antifascismo, alle giovani generazioni? Ti meravigli se oggi raccatti i frutti avvelenati della tua predicazione di quarant'anni fa?

Non fosti tu, antifascismo, quarant'anni fa a dividere i figli dai padri? A insegnare ai figli che bisognava sputare sulle sofferenze dei padri? Sulla loro buona fede, che poteva essere stata ingenua, ma che era stata testimoniata con la lotta e, se necessario, con il sangue? Non fosti tu, antifascismo, quarant'anni fa, ad insegnare ai giovani l'ammaina bandiera? Ti meravigli, antifascismo, se la famiglia è divisa, se la scuola è divisa, se l'Italia è divisa? Che cosa predicasti quarant'anni fa?

Non è forse vero che tutto quello che vi fu di falso, ambiguo, ipocrita, feroce, quarant'anni fa, lo leggiamo oggi nel volto delle giovani generazioni?

Sei stato tu, quarant'anni fa, ad insegnarci a comportarci come fossimo colonia. E ti meravigli che, quarant'anni dopo, in guisa coloniale si vestano o si travestino le giovani generazioni? Fosti tu ad insegnarci, quarant'anni fa, che tutto quello che ci veniva dall'America o dalla Russia, era sacrosanto, venerabile. Che tutto ciò che si richiamava all'Italia era da ripudiare.

Oggi ti Iamenti, ti duoli, se le mode grottesche, aggressive, suicide che vengono dall'America, invadono il suolo d'Italia, deformano i connotati della nostra gente, impigriscono i migliori, incanagliscono i peggiori?

Ma chi è il responsabile?

Beppe Niccolai