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Rubrica curata da Beppe Niccolai sulle pagine del
"Secolo d'Italia"
organo del Movimento Sociale
- Destra Nazionale

Rosso e Nero (vol. 1)

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Anno 1982
PREFAZIONE
L'amico Antonio Carli, che di queste mie note politiche è
l'appassionato Editore, mi chiede due righe di presentazione a questo secondo
volume di "Rosso e Nero".
Il primo, uscito nel marzo del 1982, vide la prefazione di
Giorgio Almirante; una prefazione di cui lo ringrazio, soprattutto per i
riconoscimenti umani rivolti a questa mia modesta fatica.
Che dire? Lo confesso: in queste circostanze non riesco a
metter su parole mie. Non ne sono capace, quasi mi vergogno. Ed è per questo
che, avendo trovato fra le mie carte la lettera che segue, mi sono sentito
sollevato, affidando alla stessa lettera, scritta da un alto funzionario del
Senato della Repubblica, già Segretario della Commissione di inchiesta
parlamentare sul fenomeno della mafia in Sicilia, il compito di presentarmi, e
di presentare questo secondo volume di "Rosso e Nero".
Sono parole che vengono da un avversario politico, da un
galantuomo integerrimo, da un funzionario che, per la sua professionalità e le
funzioni svolte in organismi delicatissimi, ha avuto modo di saggiare il polso
dell'Italia politica. Lo ringrazio. Questa lettera è una delle poche cose care
che la vita parlamentare mi abbia lasciato.
Giuseppe Niccolai
* * *
SENATO DELLA REPUBBLICA
Roma, 26.7.1976
Illustre e caro Onorevole,
ora che è passato più di un mese dallo svolgimento delle
elezioni, credo di poter esprimere con sufficiente serenità il mio più
profondo rammarico per non aver potuto salutare il suo rientro fra i deputati
della VII Legislatura.
Il Parlamento ha perduto una libera voce che non ha mai avuto
un attimo di sosta nel fustigare i corrotti e nel confortare gli onesti.
Potranno forse gioire quegli squallidi maneggioni cui il Suo costante, quasi
ossessivo, richiamo ai valori di un'Italia onesta e pulita suonava come una
forma di vieto moralismo. Non lo potrò io, che ho sempre ammirato nelle Sue
battaglie politiche -pur non condividendone, come non Le ho mai nascosto,
l'ideologia- il rigore morale, l'intransigenza addirittura giacobina, la
profonda e tenace preparazione che le hanno sempre ispirate.
Considero un grande onore l'aver potuto collaborare con Lei e
l'essermi meritato la Sua stima e la Sua amicizia, che è mia ambizione
conservare il più a lungo possibile.
Cordialmente, Suo
Carlo Giannuzzi
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